tutti i venerdì, non uno escluso, il rito è quello del morning tea. a scuola mia, va così. altrove il giorno cambia, ma il senso è quello: l'incomprensibile. già il fatto che non ci sia un equivalente italiano in grado di rendere l'idea, questo ci dovrebbe suggerire che ci troviamo davanti ad una realtà altra, a qualcosa dai confini vaghi. penso di aver già parlato di come l'abitudine fosse quella di affollare la sala professori, saturarla di persone chiacchieranti e vaganti di tazza munite, di biscotti armate. il tea è forndamentale, a volte qualcuno lo sostituisce con il caffè istantaneo, ma la chiave è quella. si prende l'acqua sempre bollente da un bollitore a muro, una specie di caldaia con il rubinetto, mettere la bustina, mettere il latte, lo zucchero, districarsi tra tutte queste componenti mentre tutti sono intenti a farlo, ma miracolosamente non si crea confusione, e aspettare. aspettare di poter accostare le labbra alla mug ed essere obbligati/spinti a chiacchierare. poi ci sono le torte, i biscotti, le cose fatte a mano e quelle di cui faresti a meno.
venerdì era l'ultimo, quello in grande stile. ma qualcosa, lo si realizza all'istante, era diverso. tutti seduti, o la gran parte, un'atmosfera pacata e festosa, una sorta di blanda tensione, forse il cibo nel mezzo e tutti ai lati. prima il discorso del principal, uomo magro, alto, in camicia azzurra e gambe accavallate (perchè siamo un'ottima scuola, cosa ci contraddistingue e come sono andati gli esami)
poi, la novità, entrano in campo i magi. tre professori con chitarre entrano, si posizionano a lato, leggio alla mano e fotocopie che si spargono nella sala. non me ne impossesso. secondo discorso, per il pensionamento della professoressa di psicologia, alle parole lei risponde con un lungo pippone sul ruolo dell'insegnamento. poi partono le chitarre, la prima canzone è per katie, che parte per Londra. tutti cantano, uno spettacolo e un coinvolgimento che non mi sarei mai aspettato. mai visto tanto show business nelle vene di costoro. lei ringrazia e dice che tornerà ( si sa che a Londra li massacrano gli insegnanti ahha ) la seconda canzone è per EINDRIIAS. non ci stavo credendo, per poco non collasso. mi avevano scritto una canzone, ero pietrificato, tutti occhi su di me e cantavano. non ci volevo credere, nel mezzo del teatro (anzi meglio!!) carinissima, spiritosa, affettuosa. l'imbarazzo, che sembrava essere arrivato all'apice, insieme ad una certa dose di divertimento e stupore aumenta ancora. discorso, per me. la mia prof estrae foglio con tanto di appunti ed inizia. ometto contenuti, ero abbagliato, è stata squisita. poi la platea era mia: io con la maglietta di topolino e i pantaloni neri a vita bassa, gli occhi su di me, in una mano le liriche della canzone, e il regalo appena consegnatomi, nell'altra la tazza (perchè a me il rito piace farlo bene eheh) concentrazione e via di discorso, platea. mi sono divertimento un mondo, hanno riso, sorriso, sospirato. sono contento, applauso conclusivo e abbraccio. ASSURDO