Viaggiare partire
viaggiare viaggiare partire
Viaggiare partire partire
viaggiare viaggiare partire partire
viaggiare non fermarsi mai
chilometri che sotto il culo passano
e allontanano i guai
viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra
rincorrere le estati
farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore
correre più veloce del dolore
come un jet supersonico
precedere il tuo stesso rumore
e fare in modo che non ti raggiunga mai
viaggiare al volante di una macchina scassata
che per ogni chilometro in più é un gloria al padre
e fare una telefonata a tua madre,
dire é tutto a posto
ritorno per Natale ad ogni costo
partire viaggiare agosto dopo agosto ...
allontanare ancora un po' le responsabilità
come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà
e sarà forse troppo tardi per rimediare
partire viaggiare non dimenticare
fotografare il mondo in movimento
che si ripeterà ma chissà dove chissà quando
partire e vivere cercando e ballando
su ritmiche diverse e su diversi accenti
ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima
scalare la cima e poi scendere a valle u
na dieci cento mille miglia
coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia
mangiare le cucine dei paesi più lontani
con le forchette con i bastoncini con le mani
i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa
lontani da dove
con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove
partire col sole sempre in faccia ad ogni costo
agosto dopo agosto...
Viaggiare sentirsi Marco Polo
sentirsi molto solo
qualche volta
sopra un treno
dentro uno scompartimento
pieno di facce che non sai
che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai,
che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere
in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso
o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo
e non sentirsi solo
tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto...
Viaggiare attraverso il suono, buono,
il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica
attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé,
viaggiare nei perché
viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta
o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto
agosto dopo agosto...
Thursday, November 29
Thursday, November 22
gita alla GREAT OCEAN ROAD


La GREAT OCEAN ROAD (detto da un locale, vi giuro, fa un grande effetto) è il pezzo di strada che congiunge Geelong a Torquay. Siamo nel sud est del litorale australiano, un'ora da Melbourne.
Percorrendo rapida e movimentata tutta la costa, traccia una linea leggera di asfalto tra dolci declivi spioventi su spiaggie nascoste da rocce dal colore particolare.
L'Oceano è lì, accanto alla strada morbida, muto a tratti, sorprendente altrove.

Una strada nata come tributo ai caduti nella Seconda guerra mondiale: i reduci ce la misero tutta per farla nel migliore dei modi e nel minor tempo possibile. Oggi meta di ogni turista nel Victoria e destinazione delle vacanze di gran parte dei Melbournesi che possiedono case quaggiù. Bella, da guidarci, da passarci.
L'Oceano è lì, accanto alla strada morbida, muto a tratti, sorprendente altrove.

Una strada nata come tributo ai caduti nella Seconda guerra mondiale: i reduci ce la misero tutta per farla nel migliore dei modi e nel minor tempo possibile. Oggi meta di ogni turista nel Victoria e destinazione delle vacanze di gran parte dei Melbournesi che possiedono case quaggiù. Bella, da guidarci, da passarci.

Wednesday, November 21
everybody's in charge

tutti pronti, coinvolti, attivi e propositivi?!
bene,
bravi,
così vi voglio
bene,
bravi,
così vi voglio
vi ricordate JACK, ve ne ho parlato, oramai, qualche mese fa
Jack è uno studente che ieri ha concluso l'anno 10, qualche esame per l'accesso al VCE e poi sarà libero. Jack è alto, un ometto in un corpo da ragazzone, e quest'anno (l'anno prossimo venturo) realizzerà il suo sogno di fare un cambio, di dare una svolta, di provare qualcosa di nuovo. Tutto questo in una frase: Jack andrà in Italia.
Ieri mi ha chiamato, abbiamo chiacchierato e poi con il suo vocione, vagamente titubante qua e là, mi ha detto che la famiglia che lo ospiterà è a MILANO.
Sono contentissimo, per lui ma anche per voi.
Beh la famiglia ospitante, vi chiedo di esserlo un po', tutti voi
dai frequentatori assidui del blog, a quelli distratti
da chi mi conosce bene, a chi poco
dagli anonimi, agli arcinoti
dagli stranieri in Italia agli italiani all'estero
dagli esperti di arte a quelli di musica
dai conoscitori dei caffè ai consumatori di sushi
tutti voi
siete, saremo il comitato di accoglienza
Friday, November 16
The No Asshole Rule
E' molto difficile cambiarli. Perché sopportarli? Non ti resta che eliminarli. Sono gli stronzi, attorno a te, nella tua vita e sul posto di lavoro. facile riconoscerli. Sono quelli che ti interrompono sempre. Che litigano via e-mail. Che si dimostrano deboli con i forti e forti con i deboli. Che usano l'insulto come metodo di espressione favorito. Che sono maestri assoluti del doppio gioco. Che fanno perdere intere gionate di lavoro. Che costano a te i nervi e all'azienda il rischio del fallimento. Sono a qualsiasi livello, di qualsiasi sesso, di qualsiasi età, dalla segretaria sessantenne all'amministratore delegato rampante bocconiano all'"amico" che dispensa massime di saggezza davanti alla macchinetta del caffè. Il metodo antistronzi è il solo libro che, grazie a una serie di test e semplici regole di vita, permette di identificarli senza pericolo di errore, di venire a patti con loro (solo se necessario), di isolarli, di evitare il contagio e, alla mala parata, di cancellarli dalla propria esistenza (si, anche se sono il tuo capo!). Ricco di umorismo e di un sano buonsenso, ma imbattibile dal punto di vista tecnico/pratico/scientifico pur non essendo un freddo manuale di management, Il metodo antistronzi è l'unico testo che può salvarti davvero al vita. Permettendoti anche di non trasformarti in uno di loro. Basta fermarsi in tempo.
http://metodoantistronzi.splinder.com/
http://metodoantistronzi.splinder.com/
Il ricettacolo umano detto STAFF ROOM
Contraddistinta da un cartello che ne intima l'impossibilità all'accesso da parte degli studenti ("this is definitely not, a student area" ho sentito ripetere più volte da voci varie e serie), cartello bianco su porta bianca, la stanza dello staff o sala professori è un ritratto variopinto e assolutamente imperdibile della scuola, della società e della vita. Non è, nonostante la premessa, la stanza dove si sente il profumo del potere e dell'autorità, bisogna dirlo subito, i miei ricordi di studente nella sala professori italiana mi ricordano di un rispetto, di un'aria impegnata (impegnativa per lo studente che abbassa lo sguardo, sforna una frase composta con il Lei a precederla, stranamente diversa per il professore, meno impostato o quasi fuori luogo, senza cattedra e registro). E' il luogo dove nella mia scuola la stragrande dei professori vive e soprattutto vegeta. Non so se preferire i momenti di vita attiva o quelli di vita vegetativa: rappresentano entrambi un insieme squisito di stimoli.
Cosa non può mancare nella staffroom?
- la pigeon hall, detta all'italiana, piccionaia, uno scaffale nero ikea (aikiia) con pazientemente apposti, sopra ogni scompartimento, i nomi degli insegnanti. è la cassetta della posta, il rifugio di comunicazioni e avvisi, compiti in classe non consegnati, libri restituiti, tapperwear dimenticati ecc ecc mi ricorda qualcosa di Harry Potter, ti aspetteresti sempre di trovarvici una strillettere e certo non ti stupiresti nel veder arrivare un gufo con tanto di edizione del Profeta (temo però che questa non sia nemmeno una owl area)
- l'insieme dei tavoli, saranno 8 o forse di più, nel mezzo, accuratamente affiancati, grigi, modello grandi scrivanie accompagnati da sedie nere. qui i professori siedono per mangiare, chiacchierare, conversare, lamentarsi, compilare moduli (dovrei dedicare un post all'attitudine alla lamentela tipica degli insegnanti australiani, non so se sia una prerogativa downunder ma penso sia una peculiarità che li accomuna e contraddistingue) sul tavolo ci sono le copie sparse del the age, quotidiano locale di impronta sinistroide, diciamo colorato e con una spolveratina culturale, e The Herald Sun più governativo e corposo. le copie arrivano ogni mattina, si depositano ordinate ad opera di uno sconosciuto ente che le trasporta da chissà dove a qui e poi vengono saccheggiate. l'orario della lettura è la pausa pranzo, il recess (intervallo breve) è l'ora dello spoglio, disinteressato o dell'occhiata quasi incuriosita al titolone di prima pagina. ai tavoli ci si riuisce per il pranzo, ci si scanna per il morning tea del venerdì, ci si placa per gli avvisi dopo il tea.
il tavolo è il simbolo dello spazio e del ruolo, i tirocinanti devo o sono tentati dallo stare nei tavoli accanto a questo grande agglomerato, proprio sotto la lavagna, io posso stare dove voglio eheheh
- la piccola biblioteca: nascosta, timida, dietro una colonna, rifugiata contro un muro, accanto alle risme di carta, racchiusa in un mobiletto piccolo, giace muta e solitaria una piccola biblioteca ad uso e consumo dello staff, contiene per lo più romanzi, invecchiati temo dall'attesa più che dall'uso, fermi. esiste una biblioteca della scuola cui lo staff ha accesso, anche da un ingresso suo proprio (assurdo!) ma questa si dice sia nata dai prestiti di chi non voleva il libro a casa e lo lasciava a scuola. strana sorte dei libri.
- la fotocopiatrice: momento di ritrovo, svago e attesa, questa macchina fa di tutto, ma tutti la usano poco, si limitano a mettere un foglio, schiacciano e si preparano un the anche se devono fare due copie. reca un cartello minaccioso: se fate danni, ditelo...non andatevene. e io non posso ogni volta sorridere, pensando alla fotocopiatrice, come una gigantesca locomotiva, circondata da fumo e da preoccupanti rumori metallici, sullo sfondo mentre un professore tenta la fuga prima del disastro
- la lavagna: bianca, reca l'elenco delle attività della settimana in corso e della seguente, scritta per lo più a sigle ed incomprensibile se non dopo un pesante lavoro, che a confronto i filologi sono delle veline (perdono). nulla da dichiarare, se non che non si sa chi la compili e soprattutto chi la legga
- la cucina: ebbene sì, l'ho lasciata per ultima ma c'è. immancabile ed insostituibile componente della convivenza e della quotidianità tra docenti, composta da tutto tranne che dall'angolo cottura, due forni a microonde, frigorifero, due buchi che celano, come coperchi per le pentole (dio fa...) due cestini, quello per il riciclabile (con etichetta ed esempio: cartone del latte) e quello del resto (con etichetta ed esempio: tea begs). Il tutto corredato da una sorta di scaldabagno con rubinetto che emette acqua sempre calda. Segue la lavastoviglie. Cosa capiamo? innanzitutto che si mangia ma non si cucina, che si scalda ma non si cuoce, che non si beve il caffè almeno se non si voglia sfidare la piccola piastra da campeggio nascosta in un angolo e che il protagonista incontrastato è il tea. unico nemico, ma nemmeno un po' minaccioso, il caffè solubile: come temerlo quello... il tea si beve ad ogni ora, come momento di pausa, come compagnia, come attimo di pazienza. sulla preparazione esistono diverse teorie, la maggior parte dei membri di questa confraternita lo ama con il latte e sceglie le bustine rotonde. il tea lo si beve anche a pranzo e pure molto volentieri, quasi senza che ce se ne renda conto.
conclude le componenti della staffroom la bacheca con ore di sostituzione, insegnanti assanti, cambi d'aula e compleanni eheh
la staffroom reca alle sue spalle un altra stanza, divisa in piccole scrivanie affiancate, zona pc e altra riunione tavoli. ma quella è solo la pallida propaggine della prima
ma è il materiale umano a divertirmi. è quello a fare la staff room. vario variopinto variegato, un'entità plurale difficile da semplificare, tante persone diverse, spesso molto colorate. Plauto ci avrebbe fatto follie per un tale festival dell'umano, per un tale carnevale della quotidianità: dai modi di fare alle acconciature, dalle iniziative agli accenti, dalla sboccata alla muta, dall'eterno teenager alla rigida, dalla siciliana a quella che guarda male, la solitaria e il gruppo che vuole fare il test sul giornale, chi corregge, chi si lamenta, chi ride, chi guarda, chi aspetta...
la staff room è movimentata la mattina, trafficata all'arrivo, stracolma il venerdì per il morning tea, deserta il venerdi pomeriggio, poco frequentata il mercoledi, tutti insegnano, percorsa da professori con il carrellino per portare i libri, timidi studenti che entrano con il permesso, tirocinanti dispersi, giovani allegri, giovani sconsolati, annoiati, entusiasti.
è uno spettacolo, lento progressivo, esilarante!
Cosa non può mancare nella staffroom?
- la pigeon hall, detta all'italiana, piccionaia, uno scaffale nero ikea (aikiia) con pazientemente apposti, sopra ogni scompartimento, i nomi degli insegnanti. è la cassetta della posta, il rifugio di comunicazioni e avvisi, compiti in classe non consegnati, libri restituiti, tapperwear dimenticati ecc ecc mi ricorda qualcosa di Harry Potter, ti aspetteresti sempre di trovarvici una strillettere e certo non ti stupiresti nel veder arrivare un gufo con tanto di edizione del Profeta (temo però che questa non sia nemmeno una owl area)
- l'insieme dei tavoli, saranno 8 o forse di più, nel mezzo, accuratamente affiancati, grigi, modello grandi scrivanie accompagnati da sedie nere. qui i professori siedono per mangiare, chiacchierare, conversare, lamentarsi, compilare moduli (dovrei dedicare un post all'attitudine alla lamentela tipica degli insegnanti australiani, non so se sia una prerogativa downunder ma penso sia una peculiarità che li accomuna e contraddistingue) sul tavolo ci sono le copie sparse del the age, quotidiano locale di impronta sinistroide, diciamo colorato e con una spolveratina culturale, e The Herald Sun più governativo e corposo. le copie arrivano ogni mattina, si depositano ordinate ad opera di uno sconosciuto ente che le trasporta da chissà dove a qui e poi vengono saccheggiate. l'orario della lettura è la pausa pranzo, il recess (intervallo breve) è l'ora dello spoglio, disinteressato o dell'occhiata quasi incuriosita al titolone di prima pagina. ai tavoli ci si riuisce per il pranzo, ci si scanna per il morning tea del venerdì, ci si placa per gli avvisi dopo il tea.
il tavolo è il simbolo dello spazio e del ruolo, i tirocinanti devo o sono tentati dallo stare nei tavoli accanto a questo grande agglomerato, proprio sotto la lavagna, io posso stare dove voglio eheheh
- la piccola biblioteca: nascosta, timida, dietro una colonna, rifugiata contro un muro, accanto alle risme di carta, racchiusa in un mobiletto piccolo, giace muta e solitaria una piccola biblioteca ad uso e consumo dello staff, contiene per lo più romanzi, invecchiati temo dall'attesa più che dall'uso, fermi. esiste una biblioteca della scuola cui lo staff ha accesso, anche da un ingresso suo proprio (assurdo!) ma questa si dice sia nata dai prestiti di chi non voleva il libro a casa e lo lasciava a scuola. strana sorte dei libri.
- la fotocopiatrice: momento di ritrovo, svago e attesa, questa macchina fa di tutto, ma tutti la usano poco, si limitano a mettere un foglio, schiacciano e si preparano un the anche se devono fare due copie. reca un cartello minaccioso: se fate danni, ditelo...non andatevene. e io non posso ogni volta sorridere, pensando alla fotocopiatrice, come una gigantesca locomotiva, circondata da fumo e da preoccupanti rumori metallici, sullo sfondo mentre un professore tenta la fuga prima del disastro
- la lavagna: bianca, reca l'elenco delle attività della settimana in corso e della seguente, scritta per lo più a sigle ed incomprensibile se non dopo un pesante lavoro, che a confronto i filologi sono delle veline (perdono). nulla da dichiarare, se non che non si sa chi la compili e soprattutto chi la legga
- la cucina: ebbene sì, l'ho lasciata per ultima ma c'è. immancabile ed insostituibile componente della convivenza e della quotidianità tra docenti, composta da tutto tranne che dall'angolo cottura, due forni a microonde, frigorifero, due buchi che celano, come coperchi per le pentole (dio fa...) due cestini, quello per il riciclabile (con etichetta ed esempio: cartone del latte) e quello del resto (con etichetta ed esempio: tea begs). Il tutto corredato da una sorta di scaldabagno con rubinetto che emette acqua sempre calda. Segue la lavastoviglie. Cosa capiamo? innanzitutto che si mangia ma non si cucina, che si scalda ma non si cuoce, che non si beve il caffè almeno se non si voglia sfidare la piccola piastra da campeggio nascosta in un angolo e che il protagonista incontrastato è il tea. unico nemico, ma nemmeno un po' minaccioso, il caffè solubile: come temerlo quello... il tea si beve ad ogni ora, come momento di pausa, come compagnia, come attimo di pazienza. sulla preparazione esistono diverse teorie, la maggior parte dei membri di questa confraternita lo ama con il latte e sceglie le bustine rotonde. il tea lo si beve anche a pranzo e pure molto volentieri, quasi senza che ce se ne renda conto.
conclude le componenti della staffroom la bacheca con ore di sostituzione, insegnanti assanti, cambi d'aula e compleanni eheh
la staffroom reca alle sue spalle un altra stanza, divisa in piccole scrivanie affiancate, zona pc e altra riunione tavoli. ma quella è solo la pallida propaggine della prima
ma è il materiale umano a divertirmi. è quello a fare la staff room. vario variopinto variegato, un'entità plurale difficile da semplificare, tante persone diverse, spesso molto colorate. Plauto ci avrebbe fatto follie per un tale festival dell'umano, per un tale carnevale della quotidianità: dai modi di fare alle acconciature, dalle iniziative agli accenti, dalla sboccata alla muta, dall'eterno teenager alla rigida, dalla siciliana a quella che guarda male, la solitaria e il gruppo che vuole fare il test sul giornale, chi corregge, chi si lamenta, chi ride, chi guarda, chi aspetta...
la staff room è movimentata la mattina, trafficata all'arrivo, stracolma il venerdì per il morning tea, deserta il venerdi pomeriggio, poco frequentata il mercoledi, tutti insegnano, percorsa da professori con il carrellino per portare i libri, timidi studenti che entrano con il permesso, tirocinanti dispersi, giovani allegri, giovani sconsolati, annoiati, entusiasti.
è uno spettacolo, lento progressivo, esilarante!
Thursday, November 15
ho scartato il mio regalo

dopo una cena italiana con coinquilini stranieri
dopo un barbeque australiano con tutti italiani
dopo il biglietto a sorpresa da lontano
dopo gli auguri da Londra, Genova e Zurigo
dopo le mail, gli sms, i pensieri, i biglietti
dopo i miei primi fiori ricevuti
dopo tutto
ho scartato il regalo, che mi ero comprato da un po'
e oggi...
ho visto i MUSE: strepitosi!


dedico questo post al mio omonimo che so che mi avrebbe fatto volentieri compagnia
Friday, November 9
metti un giovedì nel parco
non ho una quotidianità
non me lo spiego e, in fondo, ne sono contento.
ho la scuola, un impegno fisso, ma estremamente vario al suo interno.
mi piace, ma soprattutto mi appartiene.
giovedì era un giorno pieno,
senza anno 11 e 12, è cambiato
è pieno di altre cose....
dopo scuola, ho deciso che avevo voglia di andare ai Botanical Gardens.
una grande macchia verde, ondulata e perfetta, nel mezzo della city
ho preso il tram numero 8, il primo che ho incontrato fuori da scuola
due blocks più in là
ho sceso lygon st.
sono sceso ai public path
a casa, steso il bucato, due parole con Maria, architetto catalana che esta viviendo con mi.
poi fuori, un tram verso sud, uno qualsiasi
fino a flinders, poi un altro ma solo per due stazioni
e finalmente ero io a camminare nel prato dei giardini
spettacolo fantastico, tanta gente che cammina, corre, chiacchiere, si abbronza, sosta, cazzeggia
ho vagato attorno al lago, passeggiato distratto
guardato in giro, immortalato angoli, ascoltato i suoni, annusato
poi
scelto una panchina, con vista laghetto e grattacieli sullo sfondo
adoro questo abbinamento
letto un po'
in santa, lenta, tranquillità
spalmandomi regolarmente con la crema, che il sole picchia!
un'oretta abbondante qui
scalzo tranquillo
poi un giro, un'occhiata alla mappa, che mi perdo comunque
e via, attorno a quelli che corrono
tutti a fare sport, lungo lo Yarra
e le canoe con gli allenatori in bicicletta a far compagnia, a dar consigli
il ritmo del sole che cala, finalmente dopo le 18
il caos ordinato e ordinario della città che ritorna a casa
le auto e i tram sui ponti, il morbido muoversi dell'acqua
in entrambi i sensi, questa la peculiarità del fiume
poi su lungo le case dei canottieri
poi sul ponte, mentre tutti i benvestiti si accalcano fuori dalla stazione
è il carnevale di primavera qui
un frullato consumato con calma sui gradoni di Federation Square
a guardare il tg dal mega
poi a casa...
perchè c'è l'affitto e le bollette
devi mangiare qualcosa che hai fame
forse ci scappa anche il cinema
tanto lo so, domani non sarò attivo come oggi
quindi approfittiamone e andiamo a casa a piedi...
Wednesday, November 7
TASMANIA
com'è la Tasmania ?
è la piccola isola nel sud dell'Australiafa un certo effetto, lo ammetto sapere di essere in una delle ultime terre abitate prima dei ghiacci indubbiamente quell'Oceano acquista un altro significato è un'isola diversa dalla terra ferma pochissimi abitanti, due città pulita, serena e ordinata piena di paesaggi interessanti, di colori, dalla provenza del nord alla capitale del sud
il Salamanca Market ad Hobart, Richmond e il ponte vecchio, il penitenziario dismesso di Port Arthur, il Tasman arch e la cucina del diavolo, Coles Bay e i golfi, la seven miles beach, Laucestor e la valle nel Nord, il villaggio svizzero nel NordFriday, November 2
Subscribe to:
Posts (Atom)














