Finalmente ho un po' di tempo per raccontare la mia esperienza in montagna.
Poco dopo l'inizio della mia collaborazione con Princes Hill ho dato la mia disponibilità, in quanto language assistant, per tutte le attività scolastiche, gite ed eventi compresi. Poche settimane fa, con autorizzazione del corpo docente, mi è stata offerta la possibilità di accompagnare il livello otto nel campo invernale di cross country sky. Il cross country sky è qualcosa di vicino al nostro contetto di sci di fondo, non si usano però le racchette ai piedi, come incapaci tennisti, ma gli stessi sci. Ho prontamente accettato, per due motivi: staccare e provare. Staccare un po' dalla città, cambiare aria, clima e frequentazione. Provare un campo alla maniera australiana, avere la responsabilità diretta e la possibilità di fare sci di fondo.
Siamo partiti in trenta, trentaquattro per l'esattezza: Sol, student teacher (leggi tirocinante) di arte, personaggio curioso, con cappello e capello lungo, ciondolante che mi parlava in inglese e messicano, la lingua della terra dove ha trascorso mesi negli anni passati, Mr McMurdock il professore di storia e politica, non alto con sguardo chiaro e severo, spassosissimo capo e MariLu la professoressa di tecniche del cucire e di moda, passata repentinamente da un look da sciura ad un pail comodo, anglosassone cento per cento. E trenta ragazzi, dieci sotto la responsabilità di ciascun docente (io e lo student teacher insieme ne facevamo uno).
Parte della ciurma era a me nota, parte solo di viso, qualcuno di nome, qualcuno no. I ragazzi sono stati fantastici, vivi ma rispettosi delle regole e dei tempi, affettuosi ma anche indipendenti, hanno collaborato in modo davvero fenomenale. Il campo, situato a tre ore circa dalla città, constava di tre case, una per gli ometti, una per le signorine, perfettamente speculari, con sala per asciugare i vestiti, camerette spoglie e fresche e pavimenti di legno ed una casa grande con cucina aperta, salotto con divani e camino, piano dove i ragazzi si sono cimentati in performance notevoli, e da una sala adibita ai giochi, soprattutto ping pong e tennis table.
Gli orari erano severi, sveglia alle 6 e 30 e luci spente alle 10, in verità erano flessibilissi ed in linea con il tenore delle giornate. Escluso l'ambientamento iniziale e le pulizie finali, per il resto i tre giorni centrali sono stati intensi, con lezioni mattina e pomeriggio, pranzo al sacco e cena poi al campo.
Da segnalare, ricordi notevoli:
- il canguro che la prima mattina ci attraversa la strada, mentre assonnati e contenti andavamo alle piste, subito seguito da quella che doveva essere la compagna, o un'amica. sottolineo, era un canguro non uno wollaby, quelli piccini, caso unico da avvistare. tra la wild life, famiglia di opossum che soggiornava accanto alla mia camera, pappagalli coloratissimi che si nutrivano dalle nostre mani ogni mattina dopo colazione. è mancato all'appello solo lo wombat, animale notturno e schivo
- il divertimento e la follia delle lezioni di sci sulla neve, indossare gli scarponi, camminare come papere, cadere ed imparare a rialzarsi, scivolare, provare a curvare, mio dio non mi fermo, i consigli degli istruttori, le chiacchiere con l'istruttore Ned innamorato delle Cinque terre e della Valle d'Aosta, il suo sconcerto, un po' collettivo, nel sapere che ero italiano e non avevo mai sciato
- l'ossessione della challange, della sfida, del mettersi alla prova, che si alterna alla noia terrificante dei ragazzi. spesso o si annoiano o si / ti mettono alla prova con ogni giorno una cosa diversa, deliziosi i loro consigli o il nostro chiederci a vicenda, ti diverti? ti piace? dai che non fa freddo... che si mangia stasera
- ho imparato a cucinare le uova strapazzate all'inglese, il porridge e l'apple crumble, ma ho dovuto improvvisare una pasta alla bolognaise, bolognese per piacere, per 33 persone. in cucina si faceva i turni, chi puliva, chi preparava, chi spazzava il pavimento, che accendeva il fuoco per la sala. io mi divertivo a coordinare le cose, a osservare i procedimenti, ma l'ultima sera davanti all'idea di cucinare pasta al ragù mi sono offerto. 6 cipolle, una quantità industriale di carne da far cuocere piano piano, un sugo da correggere ed aggiustare, 5 kg di pasta da far saltare poco per volta sperando che non cuocesse: beh i miracoli succedono, è uscita un'ottima pasta, i ragazzi a far complimenti e a chiedere il permesso: posso mettere il formaggio e il sale, posso mettere il ketchup... davvero una sudata ma era buona, che botta di fortuna ahah
- ho imparato a frenare, non a fermarmi, mi sono divertito con le palle di neve, e mi sono stracoperto per uno stra freddo, giocare a briscola la sera, ascoltare i ragazzi suonare al piano, pulire i vetri e sfidare a ping pong...
... e lunedì ho un altro campo, solo un giorno