Saturday, June 30

poem

domani è un altro giorno,
il giorno del domani.
e se non sarà domani
sarà domani l'altro,
il giorno del domani l'altro

chicco

sabato sera


BLENDISLOE CAP

il tutto è accaduto ieri sera
lo scontro, epico e pacifico, tra due grandi
sul campo si sono sfidate, come ogni anno, le due nazionali

Australia come Qantas Wallabies, verdi e gialli
Nuova Zelanda come All Blacks, neri e bianchi

lo stadio gremito, soprattutto dai colori gialli e verdi, qualche sprazzo nero
tutti accomunati da questa sfida, sentita come evento ma non come risultato
e io c'ero, io e Claudia, che ringrazio per avermi spiegato tutti i meccanismi del gioco


inni, formazioni, danza maori e poi sfida

ho capito, ho tifato, mi sono infervorato, mi è piaciuto!

hanno vinto i padroni di casa, con un ottima rimonta nel secondo tempo
onore al merito.

ottimo match, non ricco di goal, ma ben giocato
un gran bel momento, un piccolo sogno avverato



FERIE

VACANZE

sono turbato e sorpreso... sono le prime vere e proprie ferie della mia vita

non vacanze, ma vacanze pagate, non da altri, ma da me.
ma questo poco importa, non fa molta differenza se comunque ti senti leggero come in vacanza, ma ricevi i soldi per un'occupazione che non ti costa fatica, ma aumenta la tua curiosità...
anyway... l'assistente linguistico ha diritto alle stesse vacanze degli studenti, le school holidays sono la prima e la seconda settimana di luglio.

come dipendenti del COASIT ci tocca obbedire al loro potere e imolare una delle due settimane di vacanza al sacro rito dell'inutile stage. Per evitare la noia dello stage intra italianos, ho preferito fare domanda alla NATIONAL GALLERY OF VICTORIA. da lunedì a giovedì trascorrerò il mio tempo nell'organizzazione di una mostra italiana, tema ancora non chiaro, per preparare attività per gli studenti che si occupano non solo di lingua ma anche di cultura italiana, un compito di discreto rilievo. Mi affido alle cure del mio angelo Grace...

il mio stage http://www.ngv.vic.gov.au/

ma tutto questo avrà luogo la seconda settimana, la prima è veramente vacanza, e quindi si parte. Destinazione AYERS ROCK, il centro dell'Australia, al limite tra il deserto e l'outback, nella natura della downunder land che diventa sky land. Ho scelto un tour, il modo più comodo considerando tempi e spazi, per visitare Urulu, Kings Canyon e National Park. Cinque giorni e mezzo, tra Alice Springs, il centro dell'Australia e Adelaide, il sud. Non so cosa aspettarmi, tra poco si parte...

il mio viaggio http://www.groovygrape.com.au/alice-springs-outback-tour.php

Monday, June 25

Una cruda realta' ma presentata molto bene

IL FILM DI IERI
Ha vinto a Zurigo, ha stupito a Reno, Galway e Bergen li ha stracciati, non ha avuto rivali a Palm Beach nemmeno a Catalan e neppure in Colorado.
Un documentario di 90 minuti secchi sulla fine dell'era del petrolio.
Un film sulla realta', che la documenta, la indaga, la sonda in profondita'. Con occhio attento, Basil Gelpke e Ray McCormack, registi e giornalisti europei, raccontano la storia della progressiva e irreversibile dipendenza tra la nostra civilta' e il sangue della terra, la nera linfa del nostro benessere.
Di estremo interesse, intelligente e dal ritmo incalzante (capitoli e questioni stringenti), l'insieme delle voci dei maggiori esperti ci obbliga ad una conclusione tanto logica quanto schietta: tutto va ripensato, bisogna ripartire e revisionare il nostro mondo.
Non c'e' bisogno di sussurrare cospiranti sospetti nel sostenere che c'e' un legame tra l'ossessione statunitense per la sicurezza (democratica) del Medio Oriente, la sicurezza nazionale e il petrolio (la sua crisi, in particolare).
Il picco e' stato raggiunto o comunque siamo li... quello che ci aspetta dopo, e' solo discenta, lenta progressiva o sfrenata non si sa.
La soluzione sta nel cambiamento, delle abitudini e dei confort, delle energie e delle economie, dei singoli e delle masse.

Y.V. saturday

Oggi giornata leggera. Ci si avvicina progressivamente alle vacanze, due settimane di fine termine. Sono in sala professori e non ho lezione fino a dopo pranzo, mi prendo un po' di tempo e vedo se riesco a non fare le cose di fretta, tipo preparare un curriculum, leggere la posta e rispondere come si deve ed aggiornare il blog, poco coccolato negli ultimi giorni.
Sabato sono andato alla gita nella Yarra Valley. Lo Yarra e' il fiume che bagna il centro di Melbourne, ma prima di arrivare al mare percorre l'intero stato del Victoria e da' vita ad una regione fertile e produttiva, vasta e verde. Il garden state vede nell'acqua la sua principale speranza e la sua piu' grande preoccupazione in questi momenti di siccita', vera o massmediatica che sia. La gita, one day trip, prevedeva la visita delle aziende vinicole immediatamente (termine australiano per dire 3 ore di viaggio) fuori dalla citta'. La citta' lentamente fuori dal centro si rilassa e si trasforma prima in regolari quartieri residenziali con casette tutte simili, poi in quartieri industriali, commerciali, centrocommerciale, perifericoindustriali. Di una ripetitivita' impressionante e stupefacente, non squallidi ma nemmeno stimolanti, accompagnano i miei occhi fuori dal finestrino del minivan. Sedili rossi, assistenti italiani e docenti australiani (non lasciamoci intimorire dal termine, erano giovani ma non socievolissimi) La gita si e' distribuita in 4 aziende. Premetto che sono astemio, argomento di una noia mortale (ma non ti piace, ma non hai mai provato, ma sei sicuro, ma non sei sano...) e che quindi non ho assaggiato il vino che periodicamente veniva offerto ma mi sono fatto un'idea della gita dove non abbiamo visto le vigne se non da lontano, abbiamo giocato a strani riti di intrattenimento/abbattimento delle inibizioni e visto strane costruzioni al limite tra il prefabbricato, il postmoderno e casa idea. Mi sono divertito, soprattutto viaggiando parallelo alla strada e guardando dai finestrini, come in treno, lo scorrere delle colline e l'alternarsi dei colori.
sabato sera Warming Party. I liguri soggiornanti qui si sono aggregati in un appartamento dalle pareti bianche e dall'aspetto accogliente. Ottimo per una festa di "riscaldamento" cosi le chiamano qui con termine tecnico ed azzeccato. Si porta cibo, soprattutto schifezze (immaginate voi sabato che porcherie...tra la valley e qui, da domenica depuratio) si porta da bere e si porta qualcuno. e la festa ha inizio, un po' di musica (chi ha portato Comprami di V.Valentino e' un genio) e rivedi facce diverse che pensavi non ti avrebbero accolto cosi volentieri, facce nuove e chiedi, e rispondi, e ti fai ripetere, ed entri in confidenza... e' stato un signor warning party, insomma!
domenica mi sono dedicato alla citta' e nello specifico ai Docklands. La zona portuale a meta' strada tra Montecarlo, Parigi ultramoderna, Mestre e Genova. Sono rimasto sorpreso e meravigliato. Non avevo dubbi che mi sarebbe piaciuta moltissimo, area dimessa o comunque tecnica, ripresa e deliziosamente rimessa a nuovo. Tra un grattacielo, una scultura, una barcavela che lascia la baia, un matrimonio celebrato in barca, un avveniristico bar gelateria, una cioccolata chiacchierando del piu' e del meno, un giro sul tram, una ricerca (infruttuosa) del ponte fatto ad anelli, qualche sorriso e un paio di telefonati, un messaggio a casa e un pensiero pure, qualche foto, un abbraccio alla baia, uno sguardo ai nuovi progetti...
domenica sera ACMI International Animation Festival ce l'ho fatta, ho rinviato, poi ci ho ripensato, ho provato a scegliere e poi ho cambiato idea... ma all'ultima serata non ho potuto rinunciare, al ER MEJO non potevo non esserci, ore 22 ultima proiezione, ultima trovata del finesettimana. Lo spettacolo, evento finale del festival internazionale di animazione, vedeva la proiezioni di quelle opere che durante il concorso, sono state scelte tra le altre, valutate e soppesate. Non sapevo cosa aspettarmi e mi sono trovato colpito da diverse tecniche, qualcuna visionaria con riferimenti cinematografici, altre tradizionali, altre riuscitissime, una trama ovvia in uno stile accattivante. Per me, e anche per il mio coinquilino, vince RECTO e VERSO per la simpatia, l'ingegno e l'originalita'.

Monday, June 18

I still call Australia home, aspettando l'evento mondano con il mean man

Ho tante cose da raccontare.
Fra poco avverra' il confronto finale tra il mio entusiasmo e la mia vergogna.
Testero', alla vigilia dell'evento, la scarsa preparazione del mio attaccante.
Capiro' quanto il mio year 12 (dovrebbe essere il mio cavallo di razza) e' in grado di ricordare il Cinque Maggio di Alessandro Manzoni (wow a napoleonic ode!). L'impresa si preannuncia fosca, ma comunque divertente. Positiva non direi. Per stemperare il clima fancazzista ascoltero' il secondo qualificato per la lotta all'inno australiano (I still call Australia home di Peter Allen, vedremo).
Domani grande impegno mondano alla corte del COASIT. Tutti lindi e sorridenti per il primo incontro di revisione, confronto, formalismo e aglio a volonta'. Gli assistenti, radunati da tutte le piu' anguste vie del capoluogo del Victoria, domani, difronte alle autorita' preposte, renderanno conto del loro operato. Detto cosi sa di giudizio universale ma cosi e' stato presentato, con un attimo piu' di fancazzismo (la solito spolveratina che non manca mai, se si parla di emigrati qui) e con l'accezione friendly del un giorno tutti insieme. Evvai, che noia.

Friday, June 15

One week later - una settimana dopo


Sydney è veramente giocata tra terra, acqua e aria.
E' una partita costante, in cui l'uomo ha solo una parte da affannato spettatore.
La terra forte, arida e immensa del suolo.
L'acqua imperturbabile della baia, l'acqua impetuosa dell'oceano subito fuori.
L'aria nelle nuvole e in quel cielo che non conosce barriere.
E poi l'uomo, che nella terra mette le strade, perfette ma non impeccabili, non immense come altrove. Che nell'acqua viaggia e aspetta, che nell'aria sfida la natura con gli specchi alti ed abitati, con i ponti che abbracciano la terra, come a non volersene separare.
In tutto questo sforzo, paradossale e primigenio, nasce una città unica.
Non è bella o particolare, è diversa. Diversa perchè non riconducibile ad un criterio, diversa perchè accogliente ma vagamente schiva, come una donna con poco trucco e molto riserbo. Ma è solo un lato, solo una riva, di questo organismo brulicante, stonato, armonico, delizioso, unico che si espande lungo le baie, che è modellato dalle acque del golfo e dalla fantasia azzardata dell'uomo, che qui osa, forse esagera.
Vista con le nuvole basse, l'aria grigia e l'acqua a graffiarne i ponti, la città appare come appiattita, quasi succube di tanta esuberanza architettonica che esalta il centro, si raddoppia vista dall'acqua ma non opprime eccessivamente quello che centro non è, ma immediata vicinanza.
Vista con il sole, è fantastica, piena di colori e sfumature. Con un cielo pennellato, con svettanti grattacieli che ti inseguono, ti abbandonano, ti ignorano, ti mangiano e poi quella baia lenta ed elegantissima, il teatro che svetta solitario ma non presuntuoso, quel ponte che non è natura ma non potresti pensarla senza, questa baia davanti agli occhi di tutti.
Dall'alto si muove, la città, trepidante di vita, brulicante di vie, negozi, auto.
Caotica, alla maniera di qui, è elegante e forse schiva, non semplice da vivere, impeccabile nell'impatto.

Da ricordare

- il cielo azzurro e il sorriso guardando fuori, in volo
- il tentativo di orientamento, a primo impatto
- la sensazione di camminare in posti nuovi
- la visita alla chiesa non vecchia non storica
- aspettare la monorotaia e fare un giro tra le gocce
- divertirsi e pensare che qualcuno ci viva, qui
- riguardare le foto
- assaporare il mondo nel mondo nel giardino cinese
- parlare con un'organizzatrice di matrimoni in veste medievale
- guardare le navi ferme, sotto un cappuccio
- l'emozione della leggerezza (Opera House)
- l'immagine del passaggio (Harbour Bridge)
- il fastidio del cielo grigio
- la visione dall'alto (Sydney Tower)
- la foto stupida
- il pranzo in China Town
- la visita al quartiere raccomandato (the Rocks)
- prendere al volo il vaporetto giusto
- guardare il tramonto e sentirsi in una cartolina
- ascoltare la canzone consigliata, al momento giusto (grazie GA)
- scoprir come cambia con il buio la città
- l'acquario
- il tempo peretto e la voglia di non andarsene
- un mezzo di trasporto sbagliato e la spiaggia
- il ritorno di notte

Tuesday, June 12

AKONOMOIAKI STYLE


Una delle specialita' giapponesi piu' rinomate e, a mio modo di vedere, controverse e' l'AKONOMOIAKI. Per semplificare, possiamo parlare dell'a. come di uno stile di vita oltre che di un piatto. L'a. e', per essere sintetici, il japanese pudding, una mescolanza alla giapponese. Per la festa, a sorpresa (anche per me!) di Nobuko, pacifica traduttrice dal giapponese che vive nella camera accanto al bagno, ho assistito alla preparazione del budino alla maniera orientale. L'a. e' una specialita' giapponese, o meglio un espediente spacciato per piatto tipico. A. significa "ci puoi mettere tutto quello che vuoi dentro". Detto fatto, metti un trito di verdure, cipolle in primis, uova, farina, carne, latte, acqua, salsa di soia, gamberetti liofilizzati... impasta, crea una palla grossa come un canederlo, buttala in padella e appiattiscila. Cuoci nella padella oliata questo piatto povero (negli ingredienti) ma ricco di fantasia ed estro. Poi cuoci dei noodles, mettili sopra il primo akonomoiaki. Utilizzati come collante, gli spaghettini sono la struttura portante del piano superiore. Arrivati al quarto piano, aspetta e copri il tutto con abbondante salsa di soia e maionese al limone. E' fatto, ci butti quello che vuoi, ed esce una cosa buona. Questa era la cena a sopresa per Nobuko e per tutti gli ignari coinquilini. Devo dire, e' buono. I sapori si mischiano armonicamente e sono deliziosi. Forse la struttura a piu' piani rende complicato l'approccio. Ah, dimenticavo, si accompagna con the nero e il segreto ee' alternare uno strato di noodles ad uno di uova sbattute. E poi, non ingrassano...Mah.


Per la cronaca, sempre sul cibo, giovedi scorso ha avuto luogo la CENA COREANA. La competizione era palpabile, chi vincera' tra la pasta italiana e il pollo speziato sud coreano. E' stata una cena affollata e piacevole, come al solito. Il cibo era ottimo, trovo i noodles migliori della carne, soprattutto per la loro unicita'. La coppia coreana si e' impegnata e ha preparato una cenetta degna di lode. Nessun vincitore, io mica mi metto a valutare. Io assaggio, e assaggio e assaggio.


Friday, June 8

Have a good long week end


Sydney è la capitale dello stato australiano del Nuovo Galles del Sud,
ed è la più grande e più vecchia città australiana (fu fondata nel 1788)
bla bla bla


FERVONO I PREPARATIVI... SI PARTE!


Wednesday, June 6

SerataKubrick




luogo: ASTOR

tempo: lunedì scorso

Il Cinema Astor è il più vecchio di tutta la città. Mentre gli altri suoi coetanei cadono a pezzi o vengono rimpiazzati da prestanti e superaccessoriate multisala. E' la vita. L'ottuagenario dal gusto nostalgico lascia piano piano il passo ad attraenti teenager, appetibili e sprizzanti vita. Sì, perchè il vecchio Astor vive, di ricordi e di speranza, aggrappato al ricordo e pieno di quella voglia di vivere che caratterizza chi ha vissuto e in fondo in fondo mica gli fanno schifo sti tempi qua. Ogni sera, o quasi l'anziano cinema sgranchisce le sue poltrone di colore verde scuro, si stiracchia ascoltando la sua musica, accende le luci e pulisce i morbidi tappeti, sorride negli specchi smussati e ammicca dall'insegna. E' bello e triste a modo suo. Non vi chiederà rispetto o solo silenzio, ma vi offrirà uno spettacolo, anzi due, solo per la meraviglia. Perchè lo spettacolo sono le tende che si aprono, i due piani di spettatori che trattengono il respiro, le luci che lasciano il posto al silenzio dello stupore. E i film il lunedì sono due, ammicca nel suo ampio sorriso la cassiera, orgogliosa e cara porge piccoli passaporti azzurri per i film di allora. Ma magari sono film di ieri o dello ierialtro ma sono fatti con lo spirito di un tempo, con l'affetto e la magia. La sorpresa tinge i due piani, con poltrone comode e salottini, un bar e gli inservienti incamiciati. Puoi avere lo champagne o i pop corn, puoi entrare prima e qui le sedie sono poltrone, sembra u Ariston retrò, questo Astor. E' la Kubrick night, indubbio genio in versione grande schermo. Prima FULL METAL JACKET violenza e provocazione, poi ARANCIA MECCANICA il capolavoro di una insolita fantasia. Non ci si può credere, a tanta sorpresa. Lascio qui sotto delle impronte visive, ma vi prego regalatevi una serata in uno spettacolo, anzi due...forse tre!




nient'altro


Identità


in che cosa credete?

in cosa vi ritrovate?

cosa vi appartiene e cosa vi caratterizza?


beh non sono domande che si fanno, non direi. Però sono curiosità che ti vengono.

Ho proposto ai ragazzi dell'year 11 e 12, i più grandicelli, quelli con cui spendo più tempo, energie e con cui parlo tranquillamente. Il Sac (periodo) che si chiude con domani aveva come tema l'EUROPA: cosa, come, chi, vantaggi e svantaggi. Ho preparato del materiale e tra le altre informazioni che ho loro proposto c'erano anche inno europeo, motto e bandiera. L'inno alla gioia (nona sinfonia) è il simbolo della fratellanza europea, il motto è UNITA' NELLA DIVERSITA' preservare il diverso nell'accordo comune, la bandiera stelle in campo azzurro. Ma che ve lo dico a fare, lettori europei? Bene, dopo tutte queste nozioni (qui non è davvero così usuale) ho proposto loro di sbizzarrirsi in una bandiera che rappresentasse la Loro Australia, ad un motto e ad un inno, qualsiasi cosa era ammessa, a patto che fosse motivata. Si sono divertiti, o così pare. Siamo arrivati ad un buon risultato, niente motto, ma bandiera e inno.

La bandiera (Nicolas, è l'autore, padre australiano, madre indonesiana, tratti gentili e voce stentata) ha vinto, approvato dai più: bandiera senza colori con due canguri nel centro. Non banale la spiegazione e la motivazione. Il canguro è un animale unico e proprio dell'Australia, un popolo che sembra cercare qualcosa che lo renda uno, sceglie un animale inspiegabile e tipico. Ma non uno, ma due. Come a sottolineare il bisogno di unità e di compagnia. Essere unici e non soli, così abbiamo concluso.

L'inno è stato più complicato, qualche canzone è stata in dubbio. Alla fine i più sembrano accontentati con WE ARE AUSTRIALIAN / I AM AUSTRALIAN. Il titolo duplice e significativo di questa canzone popolare, di cui riporto il ritornello, mi sembra significativo. La ricerca di una identità, una terra di solitudine e lontananza come solo l'immigrazione può essere, una terra di speranza e inospitale, una terra di gente, gente di terra, gente ospitale, vicina e lontana, che condivide un sogno, che dimentica una paura, che cerca una via. Una vita.


We are one,
but we are many
And from all the lands on earth we come
We share a dream
and sing with one voice:
I am, you are, we are Australian
I am, you are, we are Australian

siamo uno,
ma siamo tanti
e da tutte i luoghi della terra siamo venuti
condividiamo un sogno
e cantiamo con una sola voce:
Io sono, tu sei, noi siamo Australiani
io, tu, noi, siamo Australiani

Sunday, June 3

Tradire means tradere?

Il sabato sera nel FESTIVAL ITALIANO e' targato LA DOLCE VITA.
Il film di Federico Fellini e' il capolavoro e il punto di forza della rassegna cinematografica dedicata a Cinecitta', la fabbrica dei sogni.
Organizzata con scarsa perspicacia e con poca chiarezza, mi rincresce ammetterlo ma qui l'immagine dell'italianita' e' lo stereotipo piu' trito, il festival passava incurante da LA VITA E' BELLA a LA TIGRE E LA NEVE, non dimenticandosi di GANGS OF NY e altri film che di Italiano avevano poco.
Abbandolo la polemica e mi dedico allo spettacolo. Ore 20.50 inizio della proiezione.
Al Cinema Nova sembra impossibile una seconda serata, cinema di nicchia e' il motto ma la praticita' dove l'abbiamo parcheggiata?
Non si puo' prenotare, chi prima arriva meglio alloggia. I posti non sono assegnati, entri e ti siedi.
Non ti devi comunque dimenticare di sperare che nessuno abbia bisogno di piu' posti di quelli che tu hai lasciato prima o dopo di te. Questo problema si verifica poco, le sale non sono mai gremite.
Arrivo alle 20.10. SOLD OUT. SHIT!
Provo... ci sono dei biglietti per le prime file, torno in una mezz'ora e sono miei.
La proiezione procede fluida per 3 ore. Era la mia prima visione.
E' un capolavoro, non e' su questo che voglio discorrere, ma su due punti.
Solo spunti.
1. IL DOPPIAGGIO
fin'ora ho visto film in lingua (inglese) e non mi sono mai posto il problema del doppiaggio
solo al festival ispano portoghese era divertente (e faticoso) passare dal dialogo carioca al sottotitolo in inglese, veramente un salto notevole. un passaggio obbligato e difficile, un salto di comprensione e sonorita'.
Vedendo il film, affascinato dalle auto, dai costumi, dalla Roma, dai visi, mi sono soffermato a volte sui sottotitoli. Oltre a ridurre in maniera considerevole il contenuto dei dialoghi (lasciamo stare che spessissimo sono in romano e nel sonoro sono assolutamente unici e bizzarri) riproducono un senso non cosi identico, penso che ci sia una sorta di semplificazione cosciente e un taglio poco drammatico e privo di speranza ma piuttosto divertente.
Questa mia opinione la ritrovate al punto due. Non so se riesco ad argomentare con sufficiente lucidita'.
2. L'UMORISMO e LA TENSIONE

proviamo a prendere la questione con calma, ad affontarla serenamente.
non mi voglio occupare dell'umorismo all'inglese, non e' la questione esatta.
in un film teso e triste, pieno della pieta' e della compassione per la malattia, ho sentito il pubblico ridere rumorosamente, veramente con sincerita' non con il viso teso e rabbuiato, davanti al bambino figlio del protagonista (gravemente malato).
Erano risate per allentare la tensione, forse. Ma erano forti, decise, decisamente troppo.
Forse era un pubblico non rappresentativo, forse non era pronto ad un film cosi, forse pero' non era allenato ad un certo tipo di "situazione triste e raccolta".
Lo stesso, si tratta di un pubblico nella maggior parte di italo australiani (meno colpito dal problema del sottotitolo, vedi punto 1) che ha riso spessissimo in un film che meritava delle risate ma anche una sana compostezza. Sono troppo british? I don't think so.
Ma mi stupisce il take it easy...

Friday, June 1

Come va la scuola

Dopo un post discorsivo, una serie di foto, ecco un post tecnico.
Aiuta un po' a capire dove sono, a farlo capire e a raccontarlo: tutto dal punto di vista scolastico.

LA SCUOLA IN AUSTRALIA

l'obbligo scolastico nel Victoria va dai 5 ai 15 anni.
Il sistema scolastico australiano va pensato regione per regione.
Il primo anno di scuola è la PREP (preparatory): ci accedono i bimbi con almeno 5 anni di età (entro l'Aprile)
La PRIMARY SCHOOL dura 6 anni (PREP escluso).
Corrisponde più o meno al ciclo delle Elementari in Italia.
In alcune di esse la lingua secondaria (sempre presente) è l'italiano, con un'ora o due la settimana.
La SECONDARY SCHOOL dura 6 anni, tre o quattro (dipende dall'età) obbligatori per gli studenti.
Gli ultimi due (year 11 e year 12) della Secondary sono il VCE (victorian certificate of education) che si concludono con gli esami.

La lingua straniera è obbligatoria per i primi 3 o 4 anni, non ce n'è una sola in ogni scuola (quasi mai). Le materie nella secondary school sono a scelta e possono essere cambiate ogni anno, tranne qualcuna obbligatoria (la storia e la geografia, matematica l'inglese e una lingua straniera). Al VCE si portano 5 o 6 materie, a scelta: inglese rimane obbligatoria, come matematica. La liberà di scelta, cmq ampissima, contrasta con la scelta dell'università futura, che richiede comunque delle materie e / o delle competenze per i test di ingresso.

Il tempo si misura in PERIOD, in DAYs e poi in TERMS.
Sono 4 terms, della durata di 10 settimane. Sono separati da 2 settimane di vacanza.
A Natale, per l'estate (non è una opposizione, solo una pausa!) le vacanze sono 6 settimane.