always shakink our idea of normality
la giornata di venerdì, inizia con il sapore pigro del rigirarsi piano nel letto già quasi sfatto, nel guardare con affannosa incertezza il visore grigio metallo del cellulare e accorgersi che sono le 23 ed è ora di alzarsi. ho tenuto l'ora itala, per comodità o forse per non perdermi di vista.
mi lavo e mi vesto piano, raccogliendo le cose da non dimenticare: la borsa, il marsupio, la macchina fotografica, le chiavi, il quaderno, la biro ed esco. Rincaso dopo poco, oggi mi tocca andare a piedi alla fermata del treno (2 minuti 2) il mio host teacher è andato in bici ed è partito quando ancora io mi lavavo i denti pigiamato. Ho dimenticato il cellulare, oggi mi serve. Controllo l'ora e mi aggiusto le cuffie nelle orecchie.
Esco, chiudo, cammino lentamente guardando un cielo magnifico screziato di nuvolette metalliche. la giornata di venerdì inizia tra le case basse di Seddon, le macchine parcheggiate, qualcuno che corre e io che ascolto le note elettroniche che mi ha prestato Jeff, il professore di Media. un paio di incroci, e qualche parvenza di raggio di sole dopo, arrivo alla stazione di west footscray, ho due minuti di anticipo, mi conferma l'orologio.
Obblitero, faccio due passi sulla banchina e scatto un paio di foto. la musica non è male, in stazione non c'è quasi nessuno. il treno spacca il minuto e io con il mio monthly posso viaggiare agilmente, cambiare e scendere a Rocky Park. Immagino gli animali che sbadigliano dentro le loro gabbie mentre costeggio il muro dello Zoo per raggiungere la scuola. Ho paura di arrivare in ritardo, non so se Kelly mi aspetta.
Mi affretto, vedo il parco, mi manca poco. Entro nel red bar, un croissant con le mandorle (na delizia) e un cappuccino con tre cucchiaini di zucchero, ovviamente consumati passeggiando nel parco. Che bello attraversarlo ancora disabitato e privo di ospiti. il cimitero nell'angolo, l'erba verde, i grattacieli dietro lo sfondo, sulla destra un campo da football. Arrivo alla scuola, butto il contenitore del cappuccino.
Dopo due minuti arriva Kelly, guida una macchina verde che non distinguo, oddio guida sulla destra tenendo la sinistra, mi presenta i figli, due, che chiama con nomi italianizzati (10 e 12 anni, due topolottini quieti ed educati), lascia il primo, che io vedo tutti i giorni, e parte con me. è accogliente, riccia ed insolita come al solito. con il figlio parla in greco (vi parlerò della sua famiglia). viaggiamo con calma, qui si parla di traffico ma sono tre o quattro auto al semaforo. guida bene e parla volentieri. chiacchiera con il bimbo e mentre aspetta al semaforo gli passa una cartellina di cartone: lui ripassa le parole nuove di italiano che ha imparato con corrispondente traduzione in greco e in inglese. è bravissimo, sa anche i verbi irregolari. lei è tosta, lui regge con la vocina quieta. parliamo un po', lascia il figlio in una casa di mattoni che è una primary school e ci dirigiamo al VATI.
oggi non ho lezione, ma ho insistito per partecipare a questo convegno sull'aggiornamento dell'insegnamento dell'italiano nello stato del Victoria: na figata! accoglienza con borsetta kitchissima, materiale in cartelletta purple, adesivo con nome-cognome-scuola-compito. kelly mi introduce a qualche autorità, qualche amica, qualche ignoto. rivedo i miei colleghi, due chiacchiere poi conferenza iniziale. uno spettacolo, veramente curatisima ed impeccabile, tenuta da john di bianco o qualcosa di simile, sull'importanza del bilinguismo. mattinata divisa in tre incontri a scelta: io ho scelto un incontro sul VCI (la loro maturità), uno sul multiculturalismo e l'ultimo sulla poesia e l'insegnamento dell'italiano, non prima quest'ultimo di un morning tea con muffin deliziosi, come scegliere?? e di un lauto pranzetto con pizze e amenità varie, tra cui polpettine con marmellata rossa... fame chimica e chiacchiere a raffica, un sacco di contatti e di persone interessanti... quanta robba! nel frattempo si organizza il pomeriggio, serata, notte.
Saluto, seguo kelly e ci confrontiamo sugli incontri, è un po' rigida, ma sa essere spiritosa. Fitzroy nel primo pomeriggio è uno schianto. mi lascia a princes hill, la mia scuola dove saluto il figlio. vado in bagno, quello dello staff, ovviamente, e sorrido al consiglio con cui kelly mi ha lasciato: evita i BBQ, due in due settimana sono fatali...
mappa in mano, mp3 nelle orecchie cerco la strana per andare a vedere la casa. rinuncio, chiacchiero con un signore con la scusa delle indicazioni e mi accompagna dove devo andare. lo saluto, mi stupisco di questa cordialità e penso bene di perdermi. ho solo due minuti. mi butto in un 7eleven, supermercato onnicomprensivo, chiedo, aprono la mappa, sono vicino! bello il quartiere, attorno al parco, una traversa. conosco leigh (leggi liff) e vedo la casa.
esco, contatto susi, passo per l'università nello spostarmi, la adoro... ci vediamo da readings, la libreria dove ci sono annunci per le case. chiacchieriamo un po', tra un annuncio e l'altro, mi convince per una sorta di passeggiata nella strada cool lì vicina, meritava davvero. beviamo sotto un cielo screziatissimo lei un bicchiere di vino bianco, che sceglie a lungo, io un frullato favoloso (frutti di bosco e melone, credetemi). chiacchiere, concerti, gusti, amici, cose, case, chiese, scuole, monumenti. ha ancora il jet leg da smaltire ma è piacevole. mi accompagna in stazione, dove ci si ritrova con gli altri.
ci abbandona, in comitiva, com'è difficile ed inutile muoversi in tanti, ci spostiamo affamati. scegliamo un posto che fa cucina portoghese versione grandi distribuzioni, la zona è carina ma molto battuta, mangiamo pollo da Nando's e chiacchieriamo amabilmente. ci si riaggiorna, come va, come si sta, che si fa, cosa non va... poi accompagnamo uno poverello che vive lontano in stazione, andiamo ad un pub consigliatissimo ma non eccezionale. buio, musica spettacolare, ma aria irrespirabile, c'era aria? non ricordo... arredamento con moquette ovunque, ne ho visti di posti carini ma questo non sembrava così soffoccante, perdinci. non bevo nulla, altro tram, altra gente, altri colori. stazione - perdo ultimo treno, mi ricavo un'alternativa e penso a domani. dormo, domani dormo un poco.
arrivo in stazione, trovo un taxi, costa pochissimo, arrivo a casa dopo aver chiacchierato con un etiope che dopo una manovra folle si ferma, accosta, scende, prende una bottiglia d'acqua ed esce saltellante da quello che scoprirò essere il suo locale, ma guida per arrotondare e ha il fratello in Italia e una volta gli dice "va bene" l'altra "fanculo". pago, saluto, ringrazio, saluto, scrivo il post, saluto il mio host father e ora mi sa che mi ninno.
che giornata, azz.
