cari miei lettori,
so che non aspettavate altro
la vostra attesa è ricompensata...
ecco una nuova puntata della mia avventura in Nuova Zelanda
eravamo rimasti al secondo giorno, ora parliamo dal terzo in cui si va da Nelson a Wellington
è una gran giornata quella che si apre davanti ai miei occhi, che a fatica si decidono ad abbandonare la condizione di chiusura più impenetrabile per affrontare quello spettacolo di cielo azzurro. l'immobile e vagamente american-surfista Nelson, cittadina appena appena carina, posta al termine di un gradevole parco, appare diversa sotto una luce potente ed un cielo limpidissimo.
il Burgerking, prima volta in vita mia, lo ammetto, della sera piena mi ha regalato deliziosi e variopinti sogni. era l'unico posto aperto, e dopo aver scoperto che si poteva prelevare anche con la debit card australiana, abbiamo festeggiato in questo locale vagamente hollywoodiano (con divi alle pareti e sedie versione Pulp Fiction).
usciamo, zaini in spalla, dall'ostello, due passi per il paese ancora deserto e muto. mangio una danish con custard (leggi delizioso croissant con una crema simile allo zabaione) e bevo il mio primo cappuccino che sulla schiuma non porta, come qui è usanza, il cacao, ma la cannella! che buona. Questo sì che è un ottimo inizio.

Siamo anche in anticipo a voler ben vedere. Il pulman azzurro con autista dalla barba vagamente natalizia, ci aspetta al terminal. Si carica, è pieno, si parte. Il viaggio è gradevolissimo. Il sole fa la sua comparsa e i paesaggi che si alternano sono quelli di pascoli ondulati, di curve tra boschi fittissimi, villaggi raccolti e distanze con istantanee che cercano di fermare, giusto un attimo, questo bellissimo trascorrere.

Facciamo diversi pick up e l'autobus stracarico, passa per un aeroporto fantasma, per bellissimi villaggi dalle case tutte diverse, dove dicono si mangino delle cozze da primato, passiamo dalle vigne (ma sti kiwi dove sono?)

è questione di un'ora e arriviamo a Picton

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