Wednesday, October 17

Varie ed eventuali: la politica


Stimoli diversi, come vettori dal senso opposto, ma non lontani, mi arrivano in questi giorni...
l'argomento: la POLITICA

primo stimolo: risale ad un po' di tempo fa, l'Australia è un caso più unico che raro (tra le altre cose anche per il fatto che) il voto è obbligatorio. tutti coloro che si sono iscritti alle liste elettorali (il suono del verbo non è lontano dall'italiano arruolarsi) DEVONO votare. il voto è un diritto, ma per questo Paese del Commonwealth è anche e soprattutto un dovere. L'ho appreso per caso (e con stupore) al ritorno dal campus sulla neve. Non è così da sempre e lo scopo è quello di coinvolgere una nazione nuova, alla politica così come all'indipendenza, e facile soprattutto alla pigrizia e al qualunquismo. Serve? c'è chi dice sì, c'è chi dice no. C'è chi osa tesi politiche estreme a riguardo, secondo cui la destra sarebbe al governo proprio per questo motivo, sfruttando l'immobilismo di coloro che, se non obbligati, non voterebbero. Mah

secondo stimolo: una massiccia, inaspettata, acclamata folla di miei connazionali, stando al sito di repubblica, mia fonte, ha scelto di votare per scegliere il leader del neonato Partito Democratico. Leggibile (esiste anche la possibilità del contrario) come un interesse, una presa di posizione, un momento forte e collettivo, questo è accompagnato da una frase forte, detta da un uomo non esattamente carismatico: LA POLITICA E' IL SENSO DI UN PAESE. Sarà vero? Certo è che un Paese (inteso come collettività, come "popolo") che si interessa, prende parte, sceglie, agisce per il bene comune, per il proprio bene, per sè e per gli altri, che pensa a se stesso... beh a me piace, lo considero un buon sinonimo di "speranza".

terzo stimolo: l'Australia si prepara al voto, il voto nazionale (obbligatorio) sarà a fine novembre, mi pare il 25, non sono sicuro, e chiederai al popolo dei canguri di scegliere tra il "the right choise" e "the new choise". In italiano questo gioco di parole non rende: tra la destra e il nuovo, tra il giusto e la sinistra. Fare una scelta in nome della tradizione, di quello che negli ultimi 10 anni (tanti ne ha governati Howard) è stato, continuare nel solco del partito, sicuri dell'efficacia, della stabilità, H dice "voi sapete dove sto" oppure cambiare, capire di essere esausti e di averne abbastanza, azzardare il nuovo che tanto diverso, a detta di tanti, pare non essere

quarto stimolo: il mio ex padrone di casa, l'esilarante ed originalissimo mio omonimo, lui non ha però il problema della s finale, mi ha lasciato, caso più unico che raro, ieri un estratto da un libro di Chombsky che parla della democrazia, poi lo ha commentato (di solito chiacchieriamo davanti ai pc, la citazione era una novità!) vorrei che fosse stato mio padre, dice sempre quello che vorrei dire io. e qui, dice, come mi sento io riguardo la democrazia. Ve ne fornisco una rudimentale traduzione, e con questa concludo

Il termine democrazia fa riferimento ad un sistema di governo
nel quale elementi appartenenti ad elitè,
le cui basi sono nel commercio e negli affari,
controllano lo stato in virtù del loro predominio all'interno della società privata,
mentre la popolazione osserva in silenzio.
La democrazia è insomma, capito questo, un sistema di decisioni prese da una elite
e di obbedienza pubblica, così come negli stessi Stati Uniti.

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