Contraddistinta da un cartello che ne intima l'impossibilità all'accesso da parte degli studenti ("this is definitely not, a student area" ho sentito ripetere più volte da voci varie e serie), cartello bianco su porta bianca, la stanza dello staff o sala professori è un ritratto variopinto e assolutamente imperdibile della scuola, della società e della vita. Non è, nonostante la premessa, la stanza dove si sente il profumo del potere e dell'autorità, bisogna dirlo subito, i miei ricordi di studente nella sala professori italiana mi ricordano di un rispetto, di un'aria impegnata (impegnativa per lo studente che abbassa lo sguardo, sforna una frase composta con il Lei a precederla, stranamente diversa per il professore, meno impostato o quasi fuori luogo, senza cattedra e registro). E' il luogo dove nella mia scuola la stragrande dei professori vive e soprattutto vegeta. Non so se preferire i momenti di vita attiva o quelli di vita vegetativa: rappresentano entrambi un insieme squisito di stimoli.
Cosa non può mancare nella staffroom?
- la pigeon hall, detta all'italiana, piccionaia, uno scaffale nero ikea (aikiia) con pazientemente apposti, sopra ogni scompartimento, i nomi degli insegnanti. è la cassetta della posta, il rifugio di comunicazioni e avvisi, compiti in classe non consegnati, libri restituiti, tapperwear dimenticati ecc ecc mi ricorda qualcosa di Harry Potter, ti aspetteresti sempre di trovarvici una strillettere e certo non ti stupiresti nel veder arrivare un gufo con tanto di edizione del Profeta (temo però che questa non sia nemmeno una owl area)
- l'insieme dei tavoli, saranno 8 o forse di più, nel mezzo, accuratamente affiancati, grigi, modello grandi scrivanie accompagnati da sedie nere. qui i professori siedono per mangiare, chiacchierare, conversare, lamentarsi, compilare moduli (dovrei dedicare un post all'attitudine alla lamentela tipica degli insegnanti australiani, non so se sia una prerogativa downunder ma penso sia una peculiarità che li accomuna e contraddistingue) sul tavolo ci sono le copie sparse del the age, quotidiano locale di impronta sinistroide, diciamo colorato e con una spolveratina culturale, e The Herald Sun più governativo e corposo. le copie arrivano ogni mattina, si depositano ordinate ad opera di uno sconosciuto ente che le trasporta da chissà dove a qui e poi vengono saccheggiate. l'orario della lettura è la pausa pranzo, il recess (intervallo breve) è l'ora dello spoglio, disinteressato o dell'occhiata quasi incuriosita al titolone di prima pagina. ai tavoli ci si riuisce per il pranzo, ci si scanna per il morning tea del venerdì, ci si placa per gli avvisi dopo il tea.
il tavolo è il simbolo dello spazio e del ruolo, i tirocinanti devo o sono tentati dallo stare nei tavoli accanto a questo grande agglomerato, proprio sotto la lavagna, io posso stare dove voglio eheheh
- la piccola biblioteca: nascosta, timida, dietro una colonna, rifugiata contro un muro, accanto alle risme di carta, racchiusa in un mobiletto piccolo, giace muta e solitaria una piccola biblioteca ad uso e consumo dello staff, contiene per lo più romanzi, invecchiati temo dall'attesa più che dall'uso, fermi. esiste una biblioteca della scuola cui lo staff ha accesso, anche da un ingresso suo proprio (assurdo!) ma questa si dice sia nata dai prestiti di chi non voleva il libro a casa e lo lasciava a scuola. strana sorte dei libri.
- la fotocopiatrice: momento di ritrovo, svago e attesa, questa macchina fa di tutto, ma tutti la usano poco, si limitano a mettere un foglio, schiacciano e si preparano un the anche se devono fare due copie. reca un cartello minaccioso: se fate danni, ditelo...non andatevene. e io non posso ogni volta sorridere, pensando alla fotocopiatrice, come una gigantesca locomotiva, circondata da fumo e da preoccupanti rumori metallici, sullo sfondo mentre un professore tenta la fuga prima del disastro
- la lavagna: bianca, reca l'elenco delle attività della settimana in corso e della seguente, scritta per lo più a sigle ed incomprensibile se non dopo un pesante lavoro, che a confronto i filologi sono delle veline (perdono). nulla da dichiarare, se non che non si sa chi la compili e soprattutto chi la legga
- la cucina: ebbene sì, l'ho lasciata per ultima ma c'è. immancabile ed insostituibile componente della convivenza e della quotidianità tra docenti, composta da tutto tranne che dall'angolo cottura, due forni a microonde, frigorifero, due buchi che celano, come coperchi per le pentole (dio fa...) due cestini, quello per il riciclabile (con etichetta ed esempio: cartone del latte) e quello del resto (con etichetta ed esempio: tea begs). Il tutto corredato da una sorta di scaldabagno con rubinetto che emette acqua sempre calda. Segue la lavastoviglie. Cosa capiamo? innanzitutto che si mangia ma non si cucina, che si scalda ma non si cuoce, che non si beve il caffè almeno se non si voglia sfidare la piccola piastra da campeggio nascosta in un angolo e che il protagonista incontrastato è il tea. unico nemico, ma nemmeno un po' minaccioso, il caffè solubile: come temerlo quello... il tea si beve ad ogni ora, come momento di pausa, come compagnia, come attimo di pazienza. sulla preparazione esistono diverse teorie, la maggior parte dei membri di questa confraternita lo ama con il latte e sceglie le bustine rotonde. il tea lo si beve anche a pranzo e pure molto volentieri, quasi senza che ce se ne renda conto.
conclude le componenti della staffroom la bacheca con ore di sostituzione, insegnanti assanti, cambi d'aula e compleanni eheh
la staffroom reca alle sue spalle un altra stanza, divisa in piccole scrivanie affiancate, zona pc e altra riunione tavoli. ma quella è solo la pallida propaggine della prima
ma è il materiale umano a divertirmi. è quello a fare la staff room. vario variopinto variegato, un'entità plurale difficile da semplificare, tante persone diverse, spesso molto colorate. Plauto ci avrebbe fatto follie per un tale festival dell'umano, per un tale carnevale della quotidianità: dai modi di fare alle acconciature, dalle iniziative agli accenti, dalla sboccata alla muta, dall'eterno teenager alla rigida, dalla siciliana a quella che guarda male, la solitaria e il gruppo che vuole fare il test sul giornale, chi corregge, chi si lamenta, chi ride, chi guarda, chi aspetta...
la staff room è movimentata la mattina, trafficata all'arrivo, stracolma il venerdì per il morning tea, deserta il venerdi pomeriggio, poco frequentata il mercoledi, tutti insegnano, percorsa da professori con il carrellino per portare i libri, timidi studenti che entrano con il permesso, tirocinanti dispersi, giovani allegri, giovani sconsolati, annoiati, entusiasti.
è uno spettacolo, lento progressivo, esilarante!