Friday, December 21

last?


Dicono che è l'ultima canzone.
Non ci conoscono, vedi.

È l'ultima canzone solo se permettiamo che lo sia.



un morning tea diverso dagli altri

tutti i venerdì, non uno escluso, il rito è quello del morning tea. a scuola mia, va così. altrove il giorno cambia, ma il senso è quello: l'incomprensibile. già il fatto che non ci sia un equivalente italiano in grado di rendere l'idea, questo ci dovrebbe suggerire che ci troviamo davanti ad una realtà altra, a qualcosa dai confini vaghi. penso di aver già parlato di come l'abitudine fosse quella di affollare la sala professori, saturarla di persone chiacchieranti e vaganti di tazza munite, di biscotti armate. il tea è forndamentale, a volte qualcuno lo sostituisce con il caffè istantaneo, ma la chiave è quella. si prende l'acqua sempre bollente da un bollitore a muro, una specie di caldaia con il rubinetto, mettere la bustina, mettere il latte, lo zucchero, districarsi tra tutte queste componenti mentre tutti sono intenti a farlo, ma miracolosamente non si crea confusione, e aspettare. aspettare di poter accostare le labbra alla mug ed essere obbligati/spinti a chiacchierare. poi ci sono le torte, i biscotti, le cose fatte a mano e quelle di cui faresti a meno.
venerdì era l'ultimo, quello in grande stile. ma qualcosa, lo si realizza all'istante, era diverso. tutti seduti, o la gran parte, un'atmosfera pacata e festosa, una sorta di blanda tensione, forse il cibo nel mezzo e tutti ai lati. prima il discorso del principal, uomo magro, alto, in camicia azzurra e gambe accavallate (perchè siamo un'ottima scuola, cosa ci contraddistingue e come sono andati gli esami)
poi, la novità, entrano in campo i magi. tre professori con chitarre entrano, si posizionano a lato, leggio alla mano e fotocopie che si spargono nella sala. non me ne impossesso. secondo discorso, per il pensionamento della professoressa di psicologia, alle parole lei risponde con un lungo pippone sul ruolo dell'insegnamento. poi partono le chitarre, la prima canzone è per katie, che parte per Londra. tutti cantano, uno spettacolo e un coinvolgimento che non mi sarei mai aspettato. mai visto tanto show business nelle vene di costoro. lei ringrazia e dice che tornerà ( si sa che a Londra li massacrano gli insegnanti ahha ) la seconda canzone è per EINDRIIAS. non ci stavo credendo, per poco non collasso. mi avevano scritto una canzone, ero pietrificato, tutti occhi su di me e cantavano. non ci volevo credere, nel mezzo del teatro (anzi meglio!!) carinissima, spiritosa, affettuosa. l'imbarazzo, che sembrava essere arrivato all'apice, insieme ad una certa dose di divertimento e stupore aumenta ancora. discorso, per me. la mia prof estrae foglio con tanto di appunti ed inizia. ometto contenuti, ero abbagliato, è stata squisita. poi la platea era mia: io con la maglietta di topolino e i pantaloni neri a vita bassa, gli occhi su di me, in una mano le liriche della canzone, e il regalo appena consegnatomi, nell'altra la tazza (perchè a me il rito piace farlo bene eheh) concentrazione e via di discorso, platea. mi sono divertimento un mondo, hanno riso, sorriso, sospirato. sono contento, applauso conclusivo e abbraccio. ASSURDO


ultimi giorni




viviamo strani giorni

Gli anglosassoni sono meglio del teatro

il mio biglietto di saluto, sulla scrivania di tutti, prima di salutare


intendendo con il termine "teatro" una certa esagerazione nella rappresentazione della vita e dei caratteri, sono fermamente convinto che gli anglosassoni, australiani qui, siano meglio. vari e sinceri, assolutamente personali, con quel pizzico di formalità e svago, di assurdo e tradizione che mi spiazza, da sempre.
L'ultima settimana scolastica mi ha visto partecipare a diverse attività extracurriculari con i ragazzi, venerdi golf, lunedi biciclettata e martedì zoo, mercoledì pic nic day.

e per concludere, la mia presenza, nonostante saluti e bagagli, è stata "caldamente" richiesta per giovedì e per venerdì, ieri. le due occasioni in programma erano il curriculum day ed il morning tea. solo a scriverli mi gira la testa.
vediamo di spiegare ai pagani. il curriculum day, un mix sapiente tra attese latine e sbrigatività britannica già, è l'occasione, di solito mensile, per approfondire temi cari alla scuola, quali l'insegnamento, le tecniche d'apprendimento, lo sviluppo (...). la locazione cambia, ma tende ad essere una biblioteca, una grande aula. non si capisce se piaccia o meno, di servire non se ne parla: è necessario.
l'ultimo è stato assurdo. tema: pensare, pensare il pensare, insegnare a pensare. loro dicono think. come Aretha eheh. incontro tenutosi nell'aula di musica. ahhh dimenticavo, non ci sono esperti, inviati, amici o potenti che vengano a tenere lezioni, a P.Hill si fa da sè. era il professore di musica a parlare, nell'occasione. Ci sono stati power point presentation, articolo da leggere, canzone suonata al piano, canto corale, registrazione dei suoni legato alle immagini, perchè gli scenziani sanno amare un fiore e Keats aveva torto dicendo che sanno solo sezionare un arcobaleno, una canzone al piano, intervista al pianista, dipinto in diretta, il tutto in una location assurda. aula aperta sul cortile, sedie ad anfiteatro, chi seduto per terra, chi aggrappato ad un laptop, chi andava e veniva, chi scalzo, chi bisbiglia, dietro parete aperta sul cortile, e pioveva. e questo parlava, e gli interventi, il fatto che gli insegnanti debbano sempre ridere. troppa tensione me li fiacca ahah
descritta, per sommi capi, l'avventura del c.day, mi appresto ad approcciare il miracolo del morning tea.

si chiude


è volata, l'ultima settimana
sono qui, seduto nella camera vuota
la sensazione è stranissima
piove
piove da tre giorni
qualcuno ha parlato delle lacrime della città che perde un cittadino illustre
mi diverte e mi fa sorridere l'idea
la camera è vuota
il letto solo un materasso
l'armadio solo legno
le pareti spoglie
il pavimento sgombro
e l'acqua tutto attorno
la valigia chiusa
lo zaino pronto
il computer sulla scrivania
dove rimane, solo il bamboo
verde compagno fedele

è fatto, tutto è pronto
oggi si parte, si torna, si va


I wanna fly away
leave all this to yesterday

Monday, December 17

Fitzroy North





che bel quartiere

Lei


il buio è tutto intorno
l'atmosfera rilassata
e in attesa

le voci attutite
la sala piena


poi entrano le voci

gli strumenti tutti insieme
il posto strano
ma pronto

manca lei

parte la musica
e sai che manca poco

il pezzo inizia
ma lei non c'è

inizia la musica

tutto è pronto

luci multicolori
atmosfera

sono vicinissimo
poi la voce
non è sul palco
ti guardi intorno
da dove viene
dove

quella potenza,
quasi inaudita

il suo viso sorridente

il vestito fantasia
i capelli mossi
e quella voce

potente
intensa
prodigiosa, se rapportata a quel fisichino

è scalza, salta e canta
gesticola, ammicca
è deliziosa
semplice e delicata
a volte graffiante
a volte fa tutto lei

ed è serata!
il concerto procede bene
parla e scherza
con un Queen English
dedica canzoni, scherzi

ma soprattutto canta
ed è un'emozione, unica



Friday, December 14

due date


La data di scadenza è la data fino alla quale un alimento è igienicamente idoneo al consumo, se mantenuto nelle corrette condizioni di conservazione. Essa viene riportata obbligatoriamente sugli imballaggi alimentari dei prodotti preconfezionati rapidamente deperibili (latte e prodotti lattieri freschi, formaggi freschi, pasta fresca, carni fresche, prodotti della pesca e dell'acquacultura fresca) con la dicitura "da consumarsi entro" seguita dal luogo sulla confezione dove la data viene stampigliata. La data deve riportare, nell'ordine, il giorno, il mese ed eventualmente l'anno. Sulla confezione devono essere inoltre riportate le condizioni di conservazione ed eventualmente la temperatura in funzione della quale è stato determinato il periodo di validità.

Superata la data di scadenza, l'alimento può costituire un pericolo per la salute a causa della proliferazione batterica. Per legge è vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.

questo blog scade sabato 22 dicembre 2007


Wednesday, December 12

Che pizza!

Non che noia! non in quel senso.
nemmeno la pizza era speciale, non direi.
sono uscito con G, la mamma di J
J studiava italiano all'anno 11, si è trovato bene, ha voluto approfondire
lei gli ha suggerito di provare
lui ha accettato, è andato a Roma
è a Roma, ancora per un po'
e si sta divertendo
lei mi chiama per complimentarsi
e ci scappa un invito a cena
incontro in libreria
quella che mi piace tanto
"prendi quello che vuoi,
è il tuo ricordo dell'Australia da J."
ero estasiato
ci scappa un calendario
in bianco e nero
della città
"perchè è più drammatica, in b/w
la preferisco"
poi chiacchiere, tante
dal cammino di santagio
alla grande mela
dalla voglia di andare in spagna
o in francia, dove fanno il vino che le piace
confidenze, risate
l'Italia pregi e difetti
tante tante concordanze
"ma ti annoio?"
passaggi offerti
accoglienza a piene mani
la Pensilvenia e come si vive a Washington
perchè leggere il NYTimes
la Dante Alighieri e la voglia di fare
la pizza con l'ananas
la lingua preferita
come si trova il figlio
cosa fanno i genitori
le famiglie
gli anglosassoni
le famiglie anglosassoni
chiacchiere con i camerieri
cosa fanno i miei per Pasqua
le fragole
l'entusiasmo
Melbourne, ci si vive bene
ma non è eccitante
amo la vita
amo le persone
sono una tipa urbana
mi piace fare le cose
mi piace chiacchierare


una serata speciale




Friday, December 7

Sogni


Ci vuole tempo per dare corpo ai propri sogni




due giorni a BRISBANE



Brisbane si trova nel nord ed è la capitale dello stato del Queensland. Capitale caratterizzata da palme così come da grattacieli, è una città gradevolissima, costruita su un fiume. Non eccessivamente popolosa, con un clima piacevole, che si fa torrido in estate, B. merita di essere visitata.
Racchiude, o forse preannuncia tutte le meraviglie di questo stato. Dal clima tropicale, alla vegetazione rarissima. Tutto. La città è vivibile, ampia ma non troppo dilatata. Conserva un'aria tranquilla e deliziosa, tra il centro, l'area attorno al fiume, fatta per le famiglie, il molo e l'area vitale, i quartieri residenziali.

Per il resto, guardatevela un po' voi.



Saturday, December 1

Lo scorso fine settimana SURFERS PARADISE




Lo scorso fine settimana, mentre i miei docenti scioperavano per gli stipendi troppo bassi, io spendevo, il mio basso stipendio in un fine settimana fuori porta. La meta duplice: Brisbane, la capitale dello stato del Queensland e Surfers Paradise.


Parlerò oggi della prima: nomen omen direbbero i latini. A due ore da Brisbane, questa sorta di Paradiso ha tutto di artificiale e molto di divertente. Costituito da due o tre strade parallele all'Oceano, inframmezzate da piccole stradine che portano al lungomare (Esplanade) è meta di surfisti e turisti.
Con una schiacciante maggioranza per i biondi e i fisicati, questo posto diverte, possiede la sua anima nella rilassatezza e nel divertimento, nei grattacieli pieni di ragazzi, l'età media penso sia 24, non ho visto nessuno sopra i 40, giuro. Meta dei pellegrinaggi dei ragazzi che finite le scuole passano qui parte del tempo, vede nel suo grattacielo di prossima costruzione la sua anima: si chiamerà emblematicamente Soul.


Chi cammina, chi nuota, chi gioca, chi suona.
Si passeggia volentieri, guardando i negozi, bevendo un milkshake o mangiando qualcosa. Ho fatto due passi in spiaggia, affollata ma gigante. Un paio di spiagge laterali molto carine. Tanta gente, non affollato. Tanti surfers. Penso che il Paradiso del Surfista non sia qui, qui è piuttosto la cattedrale del pacchiano e del divertentemente plasticoso. Il paradiso è in un'onda, che fa a meno del grattacielo e del marketing.

Gradevole e suggestivo.


Thursday, November 29

Marco Polo

Viaggiare partire
viaggiare viaggiare partire
Viaggiare partire partire
viaggiare viaggiare partire partire
viaggiare non fermarsi mai
chilometri che sotto il culo passano
e allontanano i guai
viaggiare, vedere tutti gli angoli della terra
rincorrere le estati
farsi rincorrere dalla guerra che hai nel cuore
correre più veloce del dolore
come un jet supersonico
precedere il tuo stesso rumore
e fare in modo che non ti raggiunga mai
viaggiare al volante di una macchina scassata
che per ogni chilometro in più é un gloria al padre
e fare una telefonata a tua madre,
dire é tutto a posto
ritorno per Natale ad ogni costo
partire viaggiare agosto dopo agosto ...

allontanare ancora un po' le responsabilità
come in una crepa in una barca che prima o poi ti allagherà
e sarà forse troppo tardi per rimediare

partire viaggiare non dimenticare
fotografare il mondo in movimento
che si ripeterà ma chissà dove chissà quando
partire e vivere cercando e ballando
su ritmiche diverse e su diversi accenti
ballare sopra i fusi orari e sopra i mutamenti di clima
scalare la cima e poi scendere a valle u
na dieci cento mille miglia
coi piedi per bagaglio e il mondo per famiglia
mangiare le cucine dei paesi più lontani
con le forchette con i bastoncini con le mani
i paesi più lontani, ma lontani da che lontani da cosa
lontani da dove
con le radici nel tuo cuore e i rami nell'altrove
partire col sole sempre in faccia ad ogni costo
agosto dopo agosto...

Viaggiare sentirsi Marco Polo
sentirsi molto solo
qualche volta
sopra un treno
dentro uno scompartimento
pieno di facce che non sai
che non saprai confini di solitudini che non cadranno mai,
che tu non rivedrai mai scambiare quattro chiacchiere
in lingue che non sai comunicare con un semplice sorriso
o con un gesto solo scoprirsi Marco Polo
e non sentirsi solo
tra gli umani stringere milioni di mani in ogni posto agosto dopo agosto...

Viaggiare attraverso il suono, buono,
il basso che é un tuono viaggiare attraverso la musica
attraverso la cultura la scoperta della natura e di sé,
viaggiare nei perché
viaggiare in Internet o sopra un jet o in bicicletta
o a piedi e muoversi rimanendo fermi sul posto
agosto dopo agosto...

Thursday, November 22

gita alla GREAT OCEAN ROAD



La GREAT OCEAN ROAD (detto da un locale, vi giuro, fa un grande effetto) è il pezzo di strada che congiunge Geelong a Torquay. Siamo nel sud est del litorale australiano, un'ora da Melbourne.
Percorrendo rapida e movimentata tutta la costa, traccia una linea leggera di asfalto tra dolci declivi spioventi su spiaggie nascoste da rocce dal colore particolare.

L'Oceano è lì, accanto alla strada
morbida, muto a tratti, sorprendente altrove.



Una strada nata come tributo ai caduti nella Seconda guerra mondiale: i reduci ce la misero tutta per farla nel migliore dei modi e nel minor tempo possibile. Oggi meta di ogni turista nel Victoria e destinazione delle vacanze di gran parte dei Melbournesi che possiedono case quaggiù. Bella, da guidarci, da passarci.


Wednesday, November 21

everybody's in charge


tutti pronti, coinvolti, attivi e propositivi?!
bene,
bravi,
così vi voglio

vi ricordate JACK, ve ne ho parlato, oramai, qualche mese fa
Jack è uno studente che ieri ha concluso l'anno 10, qualche esame per l'accesso al VCE e poi sarà libero. Jack è alto, un ometto in un corpo da ragazzone, e quest'anno (l'anno prossimo venturo) realizzerà il suo sogno di fare un cambio, di dare una svolta, di provare qualcosa di nuovo. Tutto questo in una frase: Jack andrà in Italia.
Ieri mi ha chiamato, abbiamo chiacchierato e poi con il suo vocione, vagamente titubante qua e là, mi ha detto che la famiglia che lo ospiterà è a MILANO.
Sono contentissimo, per lui ma anche per voi.
Beh la famiglia ospitante, vi chiedo di esserlo un po', tutti voi
dai frequentatori assidui del blog, a quelli distratti
da chi mi conosce bene, a chi poco
dagli anonimi, agli arcinoti
dagli stranieri in Italia agli italiani all'estero
dagli esperti di arte a quelli di musica
dai conoscitori dei caffè ai consumatori di sushi
tutti voi
siete, saremo il comitato di accoglienza



ci sarà da divertirsi!
si accettano proposte
non si accettano scuse


Friday, November 16

The No Asshole Rule

E' molto difficile cambiarli. Perché sopportarli? Non ti resta che eliminarli. Sono gli stronzi, attorno a te, nella tua vita e sul posto di lavoro. facile riconoscerli. Sono quelli che ti interrompono sempre. Che litigano via e-mail. Che si dimostrano deboli con i forti e forti con i deboli. Che usano l'insulto come metodo di espressione favorito. Che sono maestri assoluti del doppio gioco. Che fanno perdere intere gionate di lavoro. Che costano a te i nervi e all'azienda il rischio del fallimento. Sono a qualsiasi livello, di qualsiasi sesso, di qualsiasi età, dalla segretaria sessantenne all'amministratore delegato rampante bocconiano all'"amico" che dispensa massime di saggezza davanti alla macchinetta del caffè. Il metodo antistronzi è il solo libro che, grazie a una serie di test e semplici regole di vita, permette di identificarli senza pericolo di errore, di venire a patti con loro (solo se necessario), di isolarli, di evitare il contagio e, alla mala parata, di cancellarli dalla propria esistenza (si, anche se sono il tuo capo!). Ricco di umorismo e di un sano buonsenso, ma imbattibile dal punto di vista tecnico/pratico/scientifico pur non essendo un freddo manuale di management, Il metodo antistronzi è l'unico testo che può salvarti davvero al vita. Permettendoti anche di non trasformarti in uno di loro. Basta fermarsi in tempo.

http://metodoantistronzi.splinder.com/

Il ricettacolo umano detto STAFF ROOM

Contraddistinta da un cartello che ne intima l'impossibilità all'accesso da parte degli studenti ("this is definitely not, a student area" ho sentito ripetere più volte da voci varie e serie), cartello bianco su porta bianca, la stanza dello staff o sala professori è un ritratto variopinto e assolutamente imperdibile della scuola, della società e della vita. Non è, nonostante la premessa, la stanza dove si sente il profumo del potere e dell'autorità, bisogna dirlo subito, i miei ricordi di studente nella sala professori italiana mi ricordano di un rispetto, di un'aria impegnata (impegnativa per lo studente che abbassa lo sguardo, sforna una frase composta con il Lei a precederla, stranamente diversa per il professore, meno impostato o quasi fuori luogo, senza cattedra e registro). E' il luogo dove nella mia scuola la stragrande dei professori vive e soprattutto vegeta. Non so se preferire i momenti di vita attiva o quelli di vita vegetativa: rappresentano entrambi un insieme squisito di stimoli.

Cosa non può mancare nella staffroom?
- la pigeon hall, detta all'italiana, piccionaia, uno scaffale nero ikea (aikiia) con pazientemente apposti, sopra ogni scompartimento, i nomi degli insegnanti. è la cassetta della posta, il rifugio di comunicazioni e avvisi, compiti in classe non consegnati, libri restituiti, tapperwear dimenticati ecc ecc mi ricorda qualcosa di Harry Potter, ti aspetteresti sempre di trovarvici una strillettere e certo non ti stupiresti nel veder arrivare un gufo con tanto di edizione del Profeta (temo però che questa non sia nemmeno una owl area)
- l'insieme dei tavoli, saranno 8 o forse di più, nel mezzo, accuratamente affiancati, grigi, modello grandi scrivanie accompagnati da sedie nere. qui i professori siedono per mangiare, chiacchierare, conversare, lamentarsi, compilare moduli (dovrei dedicare un post all'attitudine alla lamentela tipica degli insegnanti australiani, non so se sia una prerogativa downunder ma penso sia una peculiarità che li accomuna e contraddistingue) sul tavolo ci sono le copie sparse del the age, quotidiano locale di impronta sinistroide, diciamo colorato e con una spolveratina culturale, e The Herald Sun più governativo e corposo. le copie arrivano ogni mattina, si depositano ordinate ad opera di uno sconosciuto ente che le trasporta da chissà dove a qui e poi vengono saccheggiate. l'orario della lettura è la pausa pranzo, il recess (intervallo breve) è l'ora dello spoglio, disinteressato o dell'occhiata quasi incuriosita al titolone di prima pagina. ai tavoli ci si riuisce per il pranzo, ci si scanna per il morning tea del venerdì, ci si placa per gli avvisi dopo il tea.
il tavolo è il simbolo dello spazio e del ruolo, i tirocinanti devo o sono tentati dallo stare nei tavoli accanto a questo grande agglomerato, proprio sotto la lavagna, io posso stare dove voglio eheheh
- la piccola biblioteca: nascosta, timida, dietro una colonna, rifugiata contro un muro, accanto alle risme di carta, racchiusa in un mobiletto piccolo, giace muta e solitaria una piccola biblioteca ad uso e consumo dello staff, contiene per lo più romanzi, invecchiati temo dall'attesa più che dall'uso, fermi. esiste una biblioteca della scuola cui lo staff ha accesso, anche da un ingresso suo proprio (assurdo!) ma questa si dice sia nata dai prestiti di chi non voleva il libro a casa e lo lasciava a scuola. strana sorte dei libri.
- la fotocopiatrice: momento di ritrovo, svago e attesa, questa macchina fa di tutto, ma tutti la usano poco, si limitano a mettere un foglio, schiacciano e si preparano un the anche se devono fare due copie. reca un cartello minaccioso: se fate danni, ditelo...non andatevene. e io non posso ogni volta sorridere, pensando alla fotocopiatrice, come una gigantesca locomotiva, circondata da fumo e da preoccupanti rumori metallici, sullo sfondo mentre un professore tenta la fuga prima del disastro
- la lavagna: bianca, reca l'elenco delle attività della settimana in corso e della seguente, scritta per lo più a sigle ed incomprensibile se non dopo un pesante lavoro, che a confronto i filologi sono delle veline (perdono). nulla da dichiarare, se non che non si sa chi la compili e soprattutto chi la legga
- la cucina: ebbene sì, l'ho lasciata per ultima ma c'è. immancabile ed insostituibile componente della convivenza e della quotidianità tra docenti, composta da tutto tranne che dall'angolo cottura, due forni a microonde, frigorifero, due buchi che celano, come coperchi per le pentole (dio fa...) due cestini, quello per il riciclabile (con etichetta ed esempio: cartone del latte) e quello del resto (con etichetta ed esempio: tea begs). Il tutto corredato da una sorta di scaldabagno con rubinetto che emette acqua sempre calda. Segue la lavastoviglie. Cosa capiamo? innanzitutto che si mangia ma non si cucina, che si scalda ma non si cuoce, che non si beve il caffè almeno se non si voglia sfidare la piccola piastra da campeggio nascosta in un angolo e che il protagonista incontrastato è il tea. unico nemico, ma nemmeno un po' minaccioso, il caffè solubile: come temerlo quello... il tea si beve ad ogni ora, come momento di pausa, come compagnia, come attimo di pazienza. sulla preparazione esistono diverse teorie, la maggior parte dei membri di questa confraternita lo ama con il latte e sceglie le bustine rotonde. il tea lo si beve anche a pranzo e pure molto volentieri, quasi senza che ce se ne renda conto.
conclude le componenti della staffroom la bacheca con ore di sostituzione, insegnanti assanti, cambi d'aula e compleanni eheh

la staffroom reca alle sue spalle un altra stanza, divisa in piccole scrivanie affiancate, zona pc e altra riunione tavoli. ma quella è solo la pallida propaggine della prima

ma è il materiale umano a divertirmi. è quello a fare la staff room. vario variopinto variegato, un'entità plurale difficile da semplificare, tante persone diverse, spesso molto colorate. Plauto ci avrebbe fatto follie per un tale festival dell'umano, per un tale carnevale della quotidianità: dai modi di fare alle acconciature, dalle iniziative agli accenti, dalla sboccata alla muta, dall'eterno teenager alla rigida, dalla siciliana a quella che guarda male, la solitaria e il gruppo che vuole fare il test sul giornale, chi corregge, chi si lamenta, chi ride, chi guarda, chi aspetta...
la staff room è movimentata la mattina, trafficata all'arrivo, stracolma il venerdì per il morning tea, deserta il venerdi pomeriggio, poco frequentata il mercoledi, tutti insegnano, percorsa da professori con il carrellino per portare i libri, timidi studenti che entrano con il permesso, tirocinanti dispersi, giovani allegri, giovani sconsolati, annoiati, entusiasti.
è uno spettacolo, lento progressivo, esilarante!

Thursday, November 15

In my place

qui è dove vivo io, dove trascorro parte del mio tempo.
la camera era spoglia all'inizio, piccola e anonima.
ora è più colorata, personalizzata, viva.
ne sono molto soddisfatto, nata poco per volta
ora la sento mia.

ho scartato il mio regalo


dopo una cena italiana con coinquilini stranieri

dopo un barbeque australiano con tutti italiani

dopo il biglietto a sorpresa da lontano

dopo gli auguri da Londra, Genova e Zurigo

dopo le mail, gli sms, i pensieri, i biglietti

dopo i miei primi fiori ricevuti

dopo tutto

ho scartato il regalo, che mi ero comprato da un po'

e oggi...

ho visto i
MUSE: strepitosi!



dedico questo post al mio omonimo che so che mi avrebbe fatto volentieri compagnia

Friday, November 9


TANTI AUGURI A ME